Beh, sì, è passato un altro bel po' di tempo.
Nuovo lavoro, come sempre. Ma anche vecchio lavoro. Addetta stampa di robe scientifiche troppo difficili da spiegare.
"Ma tu vuoi fare la giornalista o l'addetta stampa?".
... "E tu vuoi fare l'insegnante o il musicista?" ma che domande sono? io voglio scrivere, punto primo. E poi voglio campare. E ovviamente voglio scrivere di musica, ma voglio scrivere quello che dico io (giornalista) non quello che mi si chiede di scrivere (addetta stampa). Quindi l'addetta stampa scientifica va benissimo per pagarmi una futura carriera da giornalista musicale. Soprattutto se per dirmi cosa scrivere mi pagano bene. Ah, a proposito, ho imparato a distinguere il netto dal lordo, eh. Roba a tre zeri, fanculo, ma va bene lo stesso.
Nuova casa, tra pochi giorni. Ma anche vecchia casa, quella dove vivevo da bambina. E questo blog è troppo piccolo per i pensieri che vivono in quella casa.
Nuovi progetti, quelli di sempre. Qualcuno nuovo di zecca. Tanta scrittura. Libri. Un loft. una chiesetta sconsacrata. Una casa di mattoni rossi con le scale all'esterno. Un parco. Un grande parco. Un parco centrale, diciamo.
Amicizie che si cementano e relazioni che si sfaldano. E tu così, divisa, a non sapere bene che dire, anche se poi ti dicono che lo dici molto bene.
E tu ancora single? Oddio, sì. In realtà non ci pensavo da un po'. Ormai sono passata dal ti amo al no, guarda, era solo per dirti che io ti ho amato, ma non era necessario che tu ricambiassi. E difatti non è stato necessario. Non lo sarà. Non ho neanche il coraggio di pensare a una relazione. Con chi, poi? Mi spaventa molto l'idea e mi spaventa anche il fatto che mi spaventi l'idea di una relazione. Tutte le mie coetanee si sposano e partoriscono. Io non voglio incontrarle con i bambini, perché non sono capace, non so cosa dire, non ne ho mai tenuto uno in braccio e penso che lo romperei, e allora vigliaccamente cambio strada, saluto distrattamente. Non offendetevi, amiche e conoscenti. E' che proprio io vorrei urlarvi "ma come cazzo si fa a farsi un figlioooooo??"
Ecco, e magari voi ne sareste turbate.
Tutto qui.
Ho fatto follie. E a ogni follia è seguito uno scontrino.
Le follie si chiamano Collistar, HQ, Lycia, Geomar, Nail Space e Cleo.
Perché io valgo.
(e pago).
La cosa buffa è che mettono sempre le mani avanti. Non c'è neanche il tanto di godersi un pensiero. A volte mi chiedo dove diavolo sarò fra dieci anni. O fra cinque. Dall'estate scorsa la mia vita doveva essere cambiata, stravolta. Un po' è stata stravolta, sì. Ho detto cose che non avrei mai pensato di dire. Gliele ho dette tutte, dalla prima all'ultima. E ho avuto una risposta di cinque o sei parole. Beh, per due anni. Sai. Va bene così. Adesso è di nuovo estate, io ancora non ho un lavoro vero, non ho un amore che si possa meritare questo nome, e neanche qualcosa che ci vada lontanamente vicino, non ho una vita diversa. Ho persino una confezione da sei che sta per scadere, e praticamente non l'ho neanche usata. Dio, che squallore. Pensare che me li sono portata dietro dovunque. Ma perché è così difficile? Perché è così devastante quando è difficile? E soprattutto perché uno non riesce a pensare a nient'altro quando si fanno le tre e il sonno è lì che sghignazza a braccia conserte sul mio cuscino? Potessi lamentarmi di relazioni che vanno male, almeno. Invece sono qui e mi sembra di avere 13 anni, e pensare che non mi vuole nessuno. Dio, che squallore. E sì che ho fatto tutto, tutto. Troppo. Eccolo lì il mio problema. Troppo. Faccio troppo, forse spavento. Forse faccio troppo spavento.
Ad ogni modo la gente cambia. Diceva bene Holden Caulfield: "Don't tell anybody anything. If you do, you start missing everybody". Ho letto quella frase per anni, dopo averla trovata sul libro. L'ho riletta mille volte quando volevo iscrivermi alla scuola Holden. Poi mi ci sono iscritta, a un pezzetto, e me la sono trovata stampata addosso, su una maglietta. Arancione su nero. Font Helvetica. Mi dicevo: un giorno capirò che cosa significa davvero. All'inizio pensi che non abbia senso e invece è proprio così.
Tu racconti e quelle cose non ti appartengono più, e neanche quelle persone ti appartengono più. Soggetti e oggetti del tuo racconto spariscono. Le persone si volatilizzano. E va bene così, eh. Ci sono persone, che si tratti di amicizia, di relazioni sentimentali, di combinazioni umane, che semplicemente non sono fatte per condividere troppo tempo. Solo un po'. E vanno bene in quella fase della vita, poi viene fuori un lato del carattere, quello ruvido, e il test si fa all'istante. Lo dico per me per prima. Ci sono persone con cui ora non potrei condividere più di un pomeriggio al mese. Per dire. Ci sono altre con cui ho pensato avesse senso condividere tutto, per poi capire che non aveva senso per niente.
Io non so se sono malleabile, stronza, egoista. Forse sono tutte queste cose. Mi sono scontrata con angoli di cemento in persone che adoravo, e ho imparato ad aspettare che ritornasse l'angolo morbido. Poi di sicuro io ho angoli anche peggiori. E' per questo che so che (a volte, solo a volte) serve aspettare.

Giro per la costa. Lungo, con il mio solito modo da soundtrack-maker. Metto le cuffie e inquadro quello che vedo, faccio le panoramiche, stringo sui volti, faccio carrellate di gente. Mi piace, in fondo.
E. dio. Quanto avevo bisogno di uscire da sola. Al sole. Sola. Con la musica.
Qui lo dico e qui lo nego, ma avevo dimenticato il gesto di mettersi la cravatta. Dico. Guardare un uomo che si mette la cravatta. L'avevo proprio rimosso. Ma ci sono poche cose che mi fanno sangue come quella. Almeno tra le cose con i vestiti addosso.
Mi stavo giusto chiedendo come mai tanta gente decida di passare una sera di non-primavera a seguire due pezzi di legno incrociati, con una candela in mano. Perchè davvero io non lo capisco. Insomma, nella mia strana forma di ateismo con riserva io trovo un senso nel parlare con qualche entità che non conosco, non nel seguire due pezzi di legno. Non so. Mi fa strano.
Tutto questo però succedeva mentre io dovevo prelevare. E così ho dovuto circumnavigare l'accidenti di processione. Per moto contrario. Con la mia borsetta che conteneva un pacco di vigorsol. Il pacco da 75, quello in plastica. Quello che mi ha fatto fruttare il soprannome di maracas con le gambe. Almeno quando corro. E per fortuna non succede spesso.
Ma alla processione è successo.
Chick-tu-chick-tu-chick (il signore sia con te) chick-tu-chick-tu- (la sua resurrezione) chick-tu-chick-tu- .. Scusi, permesso, grazie ...-chick-tu-chick-tu-chick.. (la madonna...)
(l'ultima parentesi è liberamente attribuibile)
E poi si fa notte e come sempre mi vengono i pensieri. Insomma, quelle due anime pie che leggono questo blog sanno che io sono una che dice sempre io voglio essere felice, la mia felicità viene prima di ogni altra cosa, devo pensare a costruire la mia vita. E lo faccio. Accidenti, sì.
Allora perché poi arriva la sera e l'unica cosa che vorrei è fare una passeggiata con qualcuno che sia lì solo per me? Non lo so, è che io davvero sto facendo tuttoil possibile per il mio futuro. E' sul presente che sono un po' carente. Alla fine poi continuo a vedere persone che chiamano felicità quello che felicità non è, e io ho paura che succeda anche a me. Io non voglio accontentarmi, io voglio essere tutto quello che posso. Non voglio dividere la mia vita con qualcuno, voglio qualcuno con cui moltiplicare la mia esistenza, qualcuno a cui moltiplicare l'esistenza. Non voglio di meno. Vorrei non volere di meno. Ma ho paura che la solitudine mi farà chiamare felicità una cosa informe. Questo mi spaventa da morire.
Come al solito capita, quando non scrivo da un po', non ho un vero e proprio post in mente. Ho solo voglia di scrivere un po'. E così lo faccio. Non parlerò di terremoti, perché le mie parole non cambiano una virgola, e la categoria dei giornalisti ha già fatto fin troppi danni. Però.
Oggi era davvero una giornata di merda. Ecco. Insomma, sai quegli incazzi che non puoi neanche sfogare, quelle robe che stanno a ribollire con le bolle gonfie e dense, come nei pentoloni delle streghe? Ecco, quelli.
Ero lì che camminavo sotto la pioggia per vedere se l'incazzo sbolliva. E non avevo neanche il disco che mi aveva consigliato mum, no, non ce l'avevo. Non avevo neanche l'iPod, a dire la verità (di lethiz, sempre sia lodata). (Sta bene, eh) (L'iPod, dico).
Nulla, avevo solo l'ombrello, il giubbotto, neanche il mio cappello, che in genere un po' copre l'incazzo. Uff. Che palle stare incazzati. Allora arrivi a casa e discussione. E vabbè. Discussione.
Allora molli tutto e ti attacchi al computer. E non cercatemi, non voglio sentire nessuno.
Drin.
..
Driiiinnn
..
Beh, non so se le telefonate allunghino la vita. Ma qualcuna accorcia gli incazzi. Li scioglie, proprio.
Il finale l'ho scritto da sola.
Forse ho scritto da sola tutta la storia, ma questo è un altro paio di maniche.
Ma il finale. Questa storia aveva bisogno di un finale. Non potevo negarle pure questo.
Così l'ha avuto. Lungo, leggero, persino divertente. C'era molto cuore dentro, ma era un cuore che aveva già preso il volo.
That's it.
Grazie a tutti.
Per il titolo si ringrazia Bar.. oops. Swarley.
Cenare a lume di candela con Spiderman è una cosa che neanche su Kripton (scusate l'invasione di campo).
Arriviamo con la pioggia, come nei film migliori. Si fa conversazione, si sceglie. Ti versa persino il vino, e ti fa ridere. E un istante, un istante solo, ci pensi che potrebbe avere un senso. Poi lo guardi bene, mentre usa i poteri perché le cene non sono una cosa da Peter. E continui a non capire se ci sia o ci faccia, questo essere strambo. Continui a non capire se sia la versione A o la B, e se poi in quella versione B sia attiva la B1 o la B12, come le vitamine.
Ci riportiamo a casa, ridendo per il vino, o forse perché c'è solo da ridere.
Parla con Mary Jane. Mi chiede di non dire una parola. E io non dico una parola. Certo, fosse una. Sapessi quante sono le parole che non dico, Peter.
Poi torna da me. E di nuovo un pensiero, sempre lo stesso. Ci mettiamo a nanna, io e Peter. Io mi ritrovo a pensare cose che lui dice un istante dopo.
- Io e te ci compensiamo, vocina.
- ....
- Tu hai quei poteri che a me mancano. E' per questo che quello che facciamo insieme funziona così bene.
- ....
- Se iniziassimo una grande avventura insieme non ce ne sarebbe per nessuno.
- Già.
Già.
io e spiderman siamo partiti per una nuova avventura.
- Supervocina, ti va?
- Sì, spy. Faccio io. Tu porta solo i superpoteri.
La verità è che non l'avevamo mai fatto prima. Siamo andati in volo. Ma Spiderman è abituato a lanciare ragnatele e fare salti da un posto all'altro, non sa come fare se i posti sono molto lontani.
- Faccio io, spy. Tu porta solo i superpoteri.
- Mh.
Studio bene la composizione delle sue ragnatele e cerco una formula chimica che gli permetta di sorvolare il mare senza farsi del male, senza perdersi. Del resto non può lanciare le ragnatele, non ha appigli, né monumenti o palazzi. Ma trovo la soluzione.
- Davvero?
- Tranquillo spy, faccio io.
Riesco anche a trovare il modo per costruire piccoli rifugi con le ragnatele.
- Separati?
- Sì.
- Però tu stai..
- ...
- ... vero?
- Sì, sto qui.
A Spiderman piacciono tanto i miei rifugi. E' felice, fa persino le foto. E non sono per il suo giornale.
L'avventura, direte. Sì. L'avventura. E' che Spiderman vuole innamorarsi di nuovo del suo lavoro. E così serve una tuta nuova, una maschera nuova. Ma è una cosa così personale e così preziosa che bisogna andare lontanissimo per cercarla.
E io sono lì.
Giriamo tanto, proviamo a chiedere, e arriviamo a qualche informazione preziosa. Siamo da un artigiano delle maschere, uno di quelli che sanno tutti i segreti delle maschere perfette.
Ed eccola lì. Una perfetta, incredibile, che sembra arrivare da un altro pianeta. Quando Spiderman ci mette le mani sopra è così felice e insieme così se stesso, e quello che ho davanti è così perfetto che mi viene da piangere. Non ce la faccio, ma non posso andare via. Mi trattengo, giuro. E mentre succede penso che questa avventura mi ha già dato tutto quello che poteva darmi.
Vediamo altre maschere, altre tute, ma nessuna è così perfetta.
Ritorniamo al rifugio, stanchi e distrutti. Spy sta bene, parliamo un po', poi si mette a nanna.
- .....
Io non dormo. Non dormo perché ho pensato tanto a questo momento. Non dormo perché l'ho sognato mille volte che mi portasse con lui in una avventura. Ma è difficile da spiegare. E' difficile spiegare che ti guardo dormire, spy, ed è questo che mi impedisce di dormire.
- ..Umpf.. a che ora dom..
- Dormi, spy. Ci penso io.
Vedo Peter. Ed è quel Peter che poi mi vuole vicino, che mi pensa, che mi vive intorno da tanti anni. E io a lui. E' difficile spiegare che quello che provo in alcuni frammenti di secondo è amore totale, puro, pulito da qualsiasi alone di desiderio. Non so come si chiami. Nessuno ci crede, tanto, anche se trovo il modo per dirlo. Nessuno crede che due supereroi possano condividere solo i loro superpoteri. A volte è difficile spiegarlo anche a me.
E' difficile spiegare che non dormo perché sono felice. In un mondo normale dovrei stare male perché ti ho davanti e non posso sfiorarti.
Invece sono felice perché ti ho davanti a me, mentre dormi, e so che sei al sicuro.
Sì, lo so, era Batman. Vabbè. Invece qui ritorna spiderman, che cosa ci posso fare? Oh, è uno spiderman tutto strano, eh. Va a dare alle tipe i baci a testa in giù. I miei baci. Dice che tanto..
Tanto.
Dice che non c'è nessuno.
- Spy, cosa vuol dire che non c'è nessuno?
- Non c'è nessuno che fa qualcosa solo per me.
- ....
- ....
- ... Il fatto è che potrei offendermi, Spy.
- ...
- ....
- ... Ma non hai ancora capito che sto giocando a scacchi?
A scacchi. Non capisco se siamo tutte pedine (pardon, pedoni) o se vuoi fare il cavaliere. No, quello era il cavallo. Vabbè, l'alfiere. Uff, io non gioco a scacchi, ma che ne so?
Non scrivo da secoli, pare.
Cambiano tante cose. Nuovi progetti. Notizie belle, cose strane. Non ho voglia di parlare di Eluana, perché mi è venuta la nausea a forza di leggere di perdono, omicidio e balle varie. Basta, non se ne può più. Abbiate la decenza di vedere e toccare prima di parlare.
Quanto a me, rimbalzo tra nuovi lavori, esperienze meravigliose, amicizie femminili e amicizie maschili. Il cuore ogni tanto fa scherzi strani. E come diceva qualcuno, non è l'amore che uccide. L'amore vuole solo il bene per l'altro. Ad uccidere è il desiderio. Beh, non che qualcosa mi stia uccidendo ma a volte è dura, ecco. E' dura stare a un centimetro da un viso, è dura sfiorare una mano, è dura la confidenza morbida e dolcissima costruita con il tempo. Solo a volte, però.
Solo che è una di quelle volte.