Cari ragazzi
voi che state lì a fare il vostro master, la vostra scuola di giornalismo, il vostro praticantato, con tutta la gioia del pianeta e una cambiale sulla testa,
voi che vi avvicinate alla professione un giorno di più, perché si avvicina il giorno dell'esame, e si avvicina soprattutto l'dea di un lavoro vero,
sappiate che il lavoro vero non esiste, ma non è tanto questo che volevo dirvi.
Voi non potrete mai, mai capire che cosa significa fare un esame di Stato, nel 2000-e-passa, con una macchina da scrivere. E soprattutto non potrete raccontare, nelle serate tra vecchi amici, quali follie avete dovuto fare su quell'arnese di ferro.
Voi avrete un pc.
Qualcuno ha capito che basta consegnare solo schermi e tastiere a 700 praticanti per evitare di dover intasare le filiali Buffetti e Olivetti con richieste assurde tipo "trenta nastri per me e tutti i miei colleghi" o "E come si fa per cancellare?" "E se devo tornare indietro?"
Ora. E' vero, la macchina da scrivere era obsoleta, era anacronistica, era introvabile, il nastro si sfasciava tra le mani, le lettere si incastravano in ingorghi di sillabe, e il suono di 700 persone che battono a macchina in un androne è un suono che esiste solo due volte l'anno. Là dentro.
Io sono una strana, e a me quel suono piaceva. Quando ho finito il compito, mi sono allontanata, ho tolto i tappi per le orecchie e l'ho ascoltato. C'era vita e sudore dentro quel suono. C'erano anche tante cose che non posso scrivere, ma in sostanza mi piace ricordare la bella sensazione.
C'erano nastri per terra, carte stracciate, cancellina di ogni genere, facce disperate per essere state catapultate di colpo a metà Novecento, quando "copia e incolla" era un modo di dire che usavano solo in cartoleria, al massimo in tipografia.
Voi questo non lo potrete mai vedere.
Io sono felice per voi, quando potrete cancellare, tagliare e incollare, scrivere idee sparse e poi spostarle. Noi non potevamo.
Ma quando un solo server dovrà gestire 700 persone che assaliranno Word come se fosse l'ultima pizzeria aperta nel giorno della finale dei mondiali, io vorrei essere lì, solo un momento.
E vedere quella clessidra che fa riflesso sui vostri occhiali.
Lo so, sono una stronza.