E' la notte che rende le cose difficili. Non il giorno. Il giorno è uno spettacolo, ho il lavoro, posso giocare con le parole, posso mettere un po' di me dentro una cosa che finirà nelle mani di moltissime persone, e nessuno saprà che c'è un po' di me in quelle parole scritte grandi grandi. E a me questo piace. E' come se al posto di quelle parole ci fossi io che li guardo, dalla pagina del giornale. Loro leggono il titolo, e io sono quel titolo, e guardo loro, e mi diverte vedere le loro facce.
No, non è affatto il giorno. Il giorno in cui mi consegnano una busta, e c'è un numero che mi sembra gigantesco, e penso che è solo la prima metà, questo numero. Mi sembra un'infinità.
No, non è il giorno.
E' la notte. Quando mi metto sul divano e a un certo punto mi fermo a pensare. A come sarebbe stato. A chi avrebbe potuto essere. A chi sarà mai, il prossimo. A dove sarà. A che cosa dovrò dire e fare, quando capiterà di nuovo. E se. E come farò a spiegargli quello che è successo, perché a un certo punto dovrò spiegarglielo e allora forse tanto vale che non ci sia nessun prossimo.
E' la notte che mi fa cercare i telefilm di quando ero ragazzina, di quando mi facevo i film. Quei film che mi faccio ancora. Gli altri sognano. Io non sono proprio capace. Io mi faccio i film. I primi piani, il viso fra le mani. E quei baci. Io li vedo, nei film. Sono perfetti. Così perfetti che forse il paragone con quelli veri non reggerà mai. Ma che ne so. Chi se li ricorda quelli veri. Io ho i miei film.
Poi per fortuna ritorna il giorno. E io sono di nuovo dentro le parole.
Lo so che vi siete preoccupati, cari miei due lettori, qualche post fa. Volevo assicurarvi che sto bene. Ogni tanto penso al fatto che non sono più mesi, ecco. Sono anni che sono single. E non uno o due. Tanti anni. Ma la verità è che in fondo ci sto bene. Intendo: faccio il lavoro più bello del mondo e lo amo quanto si può amare un lavoro che non ti è concesso di fare. Adesso mi è concesso (rima) e sono felice come poche altre volte, credetemi. Quello che mi manca è un bacio. Dico uno. Uno all'anno, toh. Non dico tanto. Un bacio, così, solo per ricordarmi com'è. Però uno di quelli veri. Uno di quelli dove ti prendono il viso tra le mani, ti baciano, poi si allontanano qualche centimetro per guardarti, e poi ti baciano ancora. Eccetera Eccetera. Ecco. Così lo voglio. Allora me li guardo nei film, o rivedo su youtube le scene che so che poi mi mandano in lacrime. Ecco, tutto qui. Perché nessuno ha inventato una cosa con cui puoi conservare la sensazione di un bacio? Una specie di conserva per i baci, che la fai quando ne hai un bel po', come per le pesche. Prendi il meglio e lo metti in vasetto. Ecco. Perché se avessi un vasetto che io posso aprire e subito mi ricordo che cosa c'è dentro un bacio, di più, lo sento, adesso non romperei le balle a voi scrivendo questo post.
Ci sono cose da cui capisci che sei cresciuta. Tipo che non leggi più i libri con le figure. Che non ami più gli album di figurine. Che non hai più bisogno di avere un diario tutto colorato.
Poi c'è l'altra fase. Quando capisci che non ti importa se lui non si fa più vivo. Quando ti organizzi una serata da sola e stai bene davvero.
E poi c'è l'altra ancora.
Quella in cui capisci che non hai più bisogno di dimostrare che hai una terza e mettere reggiseni a mongolfiera sotto le magliette attilatte e accollate. No. Basta. Adesso mi metto quello che mi pare, e forse sono anche più bella. E soprattutto, se qualcuno vuole sapere che cosa c'è lì, non lo vedrà da fuori.
Non so perché ho scritto questo post. Qualcosa mi dice che sia proprio un disperato bisogno di essere guardata, ma faccio finta di non avere sentito.
Bene, da domani mi trasferisco. Altro posto, altro lavoro, altre situazioni. Non so se cambierà poco o molto.
Nello stereo c'era proprio quella Porgy&Bess tutta cantata di cui dicevo nel post di ieri. Poi il cd è finito e lo stereo ha deciso di mettere Jarrett. Non sto a spiegarvi perché ci sia un senso, sarebbe troppo lungo e personale, ma c'è.
Ieri un'ora di massaggio dall'estetista. Regalo per pupa. Oli profumati, candele, coccole, mani. Ho chiuso gli occhi e non ho dovuto faticare molto a immaginare che a fare il massaggio ci fosse un'altra persona, ma con tutte le abilità del massaggiatore che mi aveva tra le mani. Un sogno, in tutti i sensi. E con tutti i sensi.
Avere una buona fantasia è la salvezza quando sei single da un quarto di secolo.
Stasera inizia di nuovo Ally McBeal. Qualche sera fa è ricominciato Sex and The City. Sarà un'estate molto femminile.
L'ho già detto che non mi nego più nulla, vero? Non mi importa più di un sacco di cose. Voglio fare le cose che amo. E se devo spendere tutto quello che guadagnerò quest'estate per andare a New York, no problem. Posso farlo. Finché avrò amici e voglia di stare bene. E finché l'euro forte mi permette un albergo a tre stelle.
Prima volevo farne la mia vita, ed era tutto facilissimo. Adesso che è confinato a un hobby, cantare è diventata un'impresa. La voce a volte sembra un macigno, ed è un gran casino sgrossare e poi scoprire che anche quello che c'è sotto lo sgrossamento ha perso completamente la sua forma. L'altro giorno ho pensato seriamente di mollare tutto. Se una cosa non deve farti campare, non deve essere un lavoro, ma dovrebbe solo regalarti quella cosa in più di cui si ha bisogno per vivere senza farsi schiacciare dagli eventi.. Perché farla se continuo a farla male e cercare di migliorare (con l'aiuto di una persona, ma di quelle buone) mi fa solo stare peggio?
Poi mi sono rimessa ad ascoltare i cantanti. Ed era da un po' che non lo facevo. Poi è arrivata Effendi. Poi ho rifatto una capatina da Elisa. Poi, in mezzo allo sforzo immane per cantare un pezzo stupido, eccola lì. Quella cosa. Quella cosa che sembra che la tua voce sia un filo di cristallo, per un secondo solo, proprio in quella nota che veniva sempre con uno sforzo immane. Eccola.
No, non esce sempre, eh. Però è uscita una volta, due, e io quelle volte ho pigiato Rec. Adesso il casino è pigiare Play. Però ci provo, eh.
A work, some old friends, a heartbeat, a wage, a trip, a good week in Nyc, someone's arms around me, a date, a surprise, some ordinary life, someone I can talk to, smiles, my mac, his smell, a queen size just for two, my newspaper.
Mai avuti tanti pensieri diversi e incostanti come in questo periodo.
Vorrei avere un lavoro quest'estate. E andare a vivere da sola. E mi piace l'idea di poter fare sempre quello che voglio, o quasi. Insomma, di decidere della mia vita. Ma del resto, da single e senza molti soldi, e a casa di mamma, non è che la mia vita contempli moltissime cose. Vorrei andare a New York, ma questo l'ho già detto. Vorrei camminare in mezzo al casino, stare col naso all'insù a guardare i palazzi, vedere le mostre, semplicemente guardare la gente che corre da qualche parte. Vorrei avere qualcuno a cui far assaggiare il sugo. Vorrei saper essere una che coinvolge gli altri, una che si invita quando si organizza qualcosa. Ma poi mi piace stare da sola, comprare la mia iceberg, tagliarla in quattro e mangiarla a morsi mentre guardo su YouTube le vecchie puntate di Sex and The City in inglese. Vorrei passare un anno altrove, e dimostrare che posso farcela, che ho tutte le carte in regola per farlo. Poi vorrei solo che qualcuno mi prendesse per mano. Chi mi mettesse un braccio sulla spalla. Vorrei qualcosa di normale. Vorrei non alzare una barriera quando mi piace qualcuno. Vorrei non essere sempre l'amica. Ma purtroppo mi piace fare l'amica. Mi piace quando divento il punto di riferimento. Mi piace quando sono una spanna sopra tutte le altre donne, perché sono più intelligente, più divertente, più tuttoquellochetipare. Solo che a volte la distanza diventa troppa e io non rientro più neanche nella visuale. E vorrei non essere così onesta. Vorrei saper approfittare di qualcuno. Vorrei essere capace di buttarmi, e di dire le cose come stanno. E poi continuo a rotolarmi nei miei sogni.
E adesso mi sembra di avere scritto abbastanza.
Riassumendo:
Ho sentito qualche bel concerto, e qualcuno bellissimo, di quelli che vorrei risentire tra qualche anno per godermelo tutto.
Studio inglese, tanto.
Pianifico un viaggio a Milano.
Sogno un Master's Degree in Journalism - Arts & Culture alla Columbia. Ma è un sogno per cui serve un gratta e vinci di quelli buoni.
Corro mentre ascolto i podcast, mi spalmo di creme, mangio verdura.
Ma la vera novità è che per la prima volta in vita mia non vado a dormire la sera pensando a qualcuno.
E davvero non capisco se sia una cosa buona o cattiva.
Succedono tante cose in questi giorni.. Mentre continuano i miei viaggi virtuali a New York, vedo Giuliani, e lo ascolto soprattutto. E quando gli chiedo di firmarmi il disco lui aspetta un attimo con la penna sul booklet e io penso: Ora mi chiede come mi chiamo.
No. Non me lo chiede.
E scrive. E per me questo vale più di duecento autografi.
Poi che altro? Venerdì c'è Bosso, e Moroni, e Furio. Non credo di dover aggiungere altro.
E invece sì. Studio, scrivo, ma scrivo proprio tanto, e la maggior parte delle cose non ha nulla a che fare con il lavoro. E se vuol dire che ho molto tempo libero, vuol dire anche che ho ritrovato cose che non facevo da molto tempo.
Poi col blog non so più bene che cosa fare. A volte vorrei scrivere tanto, ma mi sono accorta che non è una cosa buona scrivere di sé come facevo. E così spesso, nel mio egocentrismo, non so bene di che scrivere. A volte sembra un po' un Tumblr invece che un blog, ma vabbè. Deve trovare una dimensione. E fra tre giorni sono tre anni.
Solo due righe per dire che è morto Gino Donè. Il nome non vi dirà niente, ma durante lo sbarco del Granma, a Cuba, Che Guevara stava per lasciarci la pelle. Lui è tornato indietro e l'ha salvato.
Riassumo in due parole una vita, chiaramente. Ed è stato difficile anche riassumerla in ottanta righe quella vita, quando era arrivato dalle mie parti e avevamo fatto una lunga chiacchierata per un'intervista.
..Poi uno pensa "che uomo avventuroso".. Non so, io avevo davanti un vecchietto che fumava sigarette senza filtro, che aveva fatto la resistenza come tanti altri, ma lui era l'unico europeo a bordo del Granma durante la rivolta castrista. E quando gli chiedono come si sentisse quando ritornò indietro a ripescare (letteralmente) Che Guevara, colto da uno dei suoi disastrosi attacchi di asma, Donè diceva sempre che lui stava solo eseguendo gli ordini di Castro.
Beh, non la faccio molto lunga. Solo che quando ho letto della sua morte, in un trafiletto minuscolo, mi è dispiaciuto.
Stanotte ho sognato, per l'ennesima volta, che andavo a New York. Questa volta ci andavo in nave. Con persone che hanno lasciato questo mondo da un po', ma vabbè, è un dettaglio.
Ad ogni modo quando stamattina sono uscita per andare a comprare i giornali, il mio sogno era lì che mi aspettava, in edicola. L'ho guardato e me lo sono portato a casa.
Non sapevo neanche dell'esistenza di questa collana, non seguo le iniziative editoriali del Corriere. Anzi, aspettavo la Lonely Planet di Repubblica dedicata a NY, fra qualche giorno.
Tanto meglio. Andranno a riempire la mia lista di itinerari per quello che sarà il primo vero viaggio della mia vita, e che farò in una data imprecisata, appena avrò un contratto che duri per almeno quattro mesi consecutivi.
Io intanto sogno. Perché io andrò a New York. Dovesse essere l'ultima cosa che faccio nella vita.
Capita anche a voi di temere ogni tanto che dietro il nuovo blogger che vi sembra tanto simpatico e che (come avete appena scoperto) vive a un passo da voi ci sia quel maledetto stronzo che odiate da una vita?