Quant'è che non scrivo? un mese?
beh, non avevo molto da dire.
Adesso sì.
Perché il mio viaggio a Milano con Smusi ha risvegliato la mia femminilità (e che ci volete fare, gli uomini presi uno per uno mi fanno sentire un maschio, le vetrine prese a grappoli mi fa sentire femmina..), e perché il giornale ha risvegliato la giornalista. Quindi ora si lavora, e con molta voglia di fare.
Da dove parto? Mah, non so, ma la direzione è Orio al Serio. Del viaggio di andata ricordo poco. Però mi ricordo che la prima cosa che ho visto a Milano (diciamo in autostrada) è un camper. Che dietro, invece della solita bicicletta, aveva attaccata una Smart. E mi sono detta: sì, baby, sei a Milano.
Alla Grand Central Station (ops, ehm, quella è a New York.. ma come dicono in Madagascar, anche a Milano "è grande, è centrale.. ed è una STAZIONE") ci sono troppe cose, ma mi dispiace che ci fossero i lavori in corso. Mi piaceva quel clima di casino sparso attraverso cui potevi guardare per ore. Adesso si vedono solo pannelli.
L'albergo doveva lasciarci la stanza pronta, ma come nelle migliori favole stavano ancora facendo il letto (ognuno cresce con le favole che si merita). Aspettiamo. Usciamo? ma sì, và.
Prima tappa. H&M. Perché sì. Perché volevo vedere la faccia di Smusi davanti a tutto quel ben di dio. Completini, magliette, vestiti. Tutto quello che serve a una splendida trentenne per diventare ancora più splendida. E se ha un bancomat diventerà splendido anche quello, a forza di essere lucidato nei pos.
Seconda tappa. il McDonald's. Perché sì. Perché volevo vedere la faccia di Denise nel vedermi lì dopo secoli, in fila alla sua cassa. Senza sapere che il menù che avevo preparato per lei era molto più special di qualunque big mac senza il cetriolone. E' lì che lavora ed è uno spettacolo vederle letteralmente la sorpresa in faccia.
Poi è tutto hard shopping. Abbiamo fatto finta di fare le turiste, ma si vedeva troppo che eravamo in missione per conto di dio(r). Io avevo la lista e gli orari di ogni outlet di milano. Ma non solo.
Avevo la mappa per la Birdland, dove ho avuto una crisi mistica. Perché io non potrò mai leggere tutti quei libri sul jazz. E mi sono dovuta sedere, perché la sindrome di Stendhal ti può fare secco anche davanti a tutti gli arretrati di DownBeat, ai saggi di Carr, alle History of Jazz di ogni epoca, alle biografie e alle autobiografie. E la stessa cosa è successa alla Fnac, e alla Ricordi. Perché quei dischi erano troppi, e io non sapevo scegliere. Non ero in grado di decidere perché un disco splendido di McCoy Tyner dovesse essere lasciato lì per prendere Black, Brown And Beige di Ellington. O perché dovessi prendere il cofanetto di Miles e Gil Evans e lasciare lì tutte le incisioni di Dexter Gordon. E poi ritrovare il mio primo vero disco di jazz, che non ho mai avuto originale, anche se avevo fotocopiato ogni angolo e rilegato persino il libretto (fotocopiato e ritagliato e incollato). Porgy & Bess nella versione di Ella e Louis.
Ma come si fa? io non sono capace di decidere davanti a tutte quelle meraviglie. Allora mi sono arresa e le ho lasciate tutte lì. Ma ho portato a casa le recensioni degli ultimi sessant'anni di DownBeat. Perché lo desideravo da morire. Ed era l'ultimo rimasto in tutta Italia.
Poi.. molti H&M, molte camminate, molte metro, molti panini, nessuno spizzico (o quasi..), molto bello vedere persone che si adorano.
E un'ultima cosa. Io sono una che non mischia mai. Ma siccome non bevo, il problema si pone altrove. Io vivo in microcosmi che non si incontrano mai. I miei migliori amici non conoscono mai i miei altri migliori amici. Per scelta. Perché ognuno di loro riflette un lato di me che fa a pugni con altri lati di me, ma che esiste e con cui voglio vivere. Chi legge questo blog lo sa. Spesso conosce me e basta, slegata da tutto il resto della mia vita. Ed è così che a me piace. Ma questa volta potevo fare un'eccezione. Smusi e Denise. Avevo anche un po' di paura. Però ha funzionato, e quando ogni tanto mi giravo e le vedevo parlare, queste due meraviglie che fino al pomeriggio quasi non sapevano neanche che si sarebbero incontrate, io sorridevo. Era una gioia. Era come vedere due parti di me che ridevano insieme.
Una cosa che non mi era mai capitata nella vita.
E non avrei finito. Perché ci sarebbero le risate totali, quelle che non ti fanno respirare, che ridi e cammini e pensi "ora muoio, cazzo, se non respiro muoio qui, muoio ridendo". E mille altre cose.
Ma sono troppo stanca. E sto scrivendo da un'ora.
E voi sarete stanchi di leggere.