Gli appunti di Vocina (2.0)

Una scribacchina, divisa tra la comunicazione scritta e quella cantata, tra penna e corde vocali, tra mac e jazz

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venerdì, 04 luglio 2008

because the night

E' la notte che rende le cose difficili. Non il giorno. Il giorno è uno spettacolo, ho il lavoro, posso giocare con le parole, posso mettere un po' di me dentro una cosa che finirà nelle mani di moltissime persone, e nessuno saprà che c'è un po' di me in quelle parole scritte grandi grandi. E a me questo piace. E' come se al posto di quelle parole ci fossi io che li guardo, dalla pagina del giornale. Loro leggono il titolo, e io sono quel titolo, e guardo loro, e mi diverte vedere le loro facce.

No, non è affatto il giorno. Il giorno in cui mi consegnano una busta, e c'è un numero che mi sembra gigantesco, e penso che è solo la prima metà, questo numero. Mi sembra un'infinità.

No, non è il giorno.

E' la notte. Quando mi metto sul divano e a un certo punto mi fermo a pensare. A come sarebbe stato. A chi avrebbe potuto essere. A chi sarà mai, il prossimo. A dove sarà. A che cosa dovrò dire e fare, quando capiterà di nuovo. E se. E come farò a spiegargli quello che è successo, perché a un certo punto dovrò spiegarglielo e allora forse tanto vale che non ci sia nessun prossimo.

E' la notte che mi fa cercare i telefilm di quando ero ragazzina, di quando mi facevo i film. Quei film che mi faccio ancora. Gli altri sognano. Io non sono proprio capace. Io mi faccio i film. I primi piani, il viso fra le mani. E quei baci. Io li vedo, nei film. Sono perfetti. Così perfetti che forse il paragone con quelli veri non reggerà mai. Ma che ne so. Chi se li ricorda quelli veri. Io ho i miei film.

Poi per fortuna ritorna il giorno. E io sono di nuovo dentro le parole.

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Il quaderno è quello con la scritta pensieri, vocina-shaped world
mercoledì, 25 giugno 2008

la conserva

Lo so che vi siete preoccupati, cari miei due lettori, qualche post fa. Volevo assicurarvi che sto bene. Ogni tanto penso al fatto che non sono più mesi, ecco. Sono anni che sono single. E non uno o due. Tanti anni. Ma la verità è che in fondo ci sto bene. Intendo: faccio il lavoro più bello del mondo e lo amo quanto si può amare un lavoro che non ti è concesso di fare. Adesso mi è concesso (rima) e sono felice come poche altre volte, credetemi. Quello che mi manca è un bacio. Dico uno. Uno all'anno, toh. Non dico tanto. Un bacio, così, solo per ricordarmi com'è. Però uno di quelli veri. Uno di quelli dove ti prendono il viso tra le mani, ti baciano, poi si allontanano qualche centimetro per guardarti, e poi ti baciano ancora. Eccetera Eccetera. Ecco. Così lo voglio. Allora me li guardo nei film, o rivedo su youtube le scene che so che poi mi mandano in lacrime. Ecco, tutto qui. Perché nessuno ha inventato una cosa con cui puoi conservare la sensazione di un bacio? Una specie di conserva per i baci, che la fai quando ne hai un bel po', come per le pesche. Prendi il meglio e lo metti in vasetto. Ecco. Perché se avessi un vasetto che io posso aprire e subito mi ricordo che cosa c'è dentro un bacio, di più, lo sento, adesso non romperei le balle a voi scrivendo questo post.
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Il quaderno è quello con la scritta pensieri, vocina-shaped world, blues post
martedì, 24 giugno 2008

piccole donne crescono

Ci sono cose da cui capisci che sei cresciuta. Tipo che non leggi più i libri con le figure. Che non ami più gli album di figurine. Che non hai più bisogno di avere un diario tutto colorato.


Poi c'è l'altra fase. Quando capisci che non ti importa se lui non si fa più vivo. Quando ti organizzi una serata da sola e stai bene davvero.


E poi c'è l'altra ancora.


Quella in cui capisci che non hai più bisogno di dimostrare che hai una terza e mettere reggiseni a mongolfiera sotto le magliette attilatte e accollate. No. Basta. Adesso mi metto quello che mi pare, e forse sono anche più bella. E soprattutto, se qualcuno vuole sapere che cosa c'è lì, non lo vedrà da fuori.


Non so perché ho scritto questo post. Qualcosa mi dice che sia proprio un disperato bisogno di essere guardata, ma faccio finta di non avere sentito.

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Il quaderno è quello con la scritta pensieri, amenità, vocina-shaped world, vocina changes
martedì, 10 giugno 2008

Quello che non ti aspetti

In due soli giorni quello che non ti aspetti è di avere un sacco di cose da dire. Quello che non ti aspetti è che persone che non ricordi ti chiamino per nome, che vengano ad abbracciarti. E persone che hai incrociato solo per caso vengano a dirti la cosa più bella che ti sia stata detta da settimane.


Quello che non ti aspetti è ricordarti così bene un sistema che quando cerchi di ricordare un comando non ti viene proprio, e poi quando smetti di pensarci la mano va da sé, a fare quel gesto, quella combinazione di tasti che aveva fatto un miliardo di volte, prima di smettere.


Quello che non ti aspetti è che un posto che continui, in fondo, a odiare, ti strappi sempre un sorriso appena metti un piede dentro, la mattina, quando ancora non c'è nessuno. Quando il giornale ancora non esiste. E poter andare via, finalmente, quando il giornale ha una forma, e un po', anche se solo in qualche angoletto, ha anche la tua forma.


Quello che non ti aspetti è che chi ti sembrava la persona migliore e disinteressata ora ti guardi in cagnesco e ti saluti a stento.


Quello che non ti aspetti è tornare a casa, quella casa che così amichevolmente ti è stata messa a completa disposizione, e andare dritta nella stanza che hai messo in sesto a tua immagine e somiglianza, quella che tieni chiusa per tenerla al riparo dai peli dei gatti.


Quello che non ti aspetti è ritornare dopo 15 ore passate fuori, aprire quella porta e vedere il gatto uscire. Ed essere assalita dalla zaffata. E dover pulire pavimento, maglioni, valigia. E dover spruzzare profumo, e tanto. E alla fine sentire miao e vederli che ti zompano addosso. E non avere la forza di resistere.


Come per quel posto lì. Dove ci sono persone che adoro e persone che odio. Ma anche lì, anche quando mi arriva la zaffata, anche quando devo pulire le cose che io stessa ho cercato di sistemare affinché fossero perfette, anche lì poi non so resistere. E non vedo l'ora di tornarci. E qualcuno mi dice "guarda che ho sentito che sono cinque mesi, non cinque settimane". Ma non è così. Lo so che mi volete bene, ma avete preso un granchio. Faccio cinque settimane. E non mi devo fare nessuna illusione. E non ci avrei scommesso un soldo che mi venisse voglia di restarci, in quel posto lì. Invece ci lascio il cuore, ogni volta.

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Il quaderno è quello con la scritta giornalismo, ho visto, comunicazioni personali, vocina-shaped world
sabato, 07 giugno 2008

Tanto per chiarire

Io non sono una tipa da frangetta.
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Il quaderno è quello con la scritta pensieri, micropost, vocina-shaped world
martedì, 13 maggio 2008

I've tried and I've waited

Prima volevo farne la mia vita, ed era tutto facilissimo. Adesso che è confinato a un hobby, cantare è diventata un'impresa. La voce a volte sembra un macigno, ed è un gran casino sgrossare e poi scoprire che anche quello che c'è sotto lo sgrossamento ha perso completamente la sua forma. L'altro giorno ho pensato seriamente di mollare tutto. Se una cosa non deve farti campare, non deve essere un lavoro, ma dovrebbe solo regalarti quella cosa in più di cui si ha bisogno per vivere senza farsi schiacciare dagli eventi.. Perché farla se continuo a farla male e cercare di migliorare (con l'aiuto di una persona, ma di quelle buone) mi fa solo stare peggio?
Poi mi sono rimessa ad ascoltare i cantanti. Ed era da un po' che non lo facevo. Poi è arrivata Effendi. Poi ho rifatto una capatina da Elisa. Poi, in mezzo allo sforzo immane per cantare un pezzo stupido, eccola lì. Quella cosa. Quella cosa che sembra che la tua voce sia un filo di cristallo, per un secondo solo, proprio in quella nota che veniva sempre con uno sforzo immane. Eccola.

No, non esce sempre, eh. Però è uscita una volta, due, e io quelle volte ho pigiato Rec. Adesso il casino è pigiare Play. Però ci provo, eh.
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Il quaderno è quello con la scritta pensieri, musica, brainstorming, vocina-shaped world, smusi
sabato, 10 maggio 2008

just a few things

A work, some old friends, a heartbeat, a wage, a trip, a good week in Nyc, someone's arms around me, a date, a surprise, some ordinary life, someone I can talk to, smiles, my mac, his smell, a queen size just for two, my newspaper.
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Well, I fucking love you

Che poi è quello che dice Big a Carrie in una puntata di Sex and the City (seconda serie, episodio 10).
Diciamo che rientra nel contesto, ecco. Ma soprattutto mi piace molto quella scena. Mi piace lui con gli occhiali in mano. Mi piace che gli sia venuto il dubbio. E' costruita bene, ecco. Mi piacciono un sacco di altre cose in quella puntata, ma le tralascio, via.
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Il quaderno è quello con la scritta telefilm, cose belle, ho visto, comunicazioni personali, vocina-shaped world, roba a puntate
venerdì, 02 maggio 2008

Sum up

Riassumendo:
Ho sentito qualche bel concerto, e qualcuno bellissimo, di quelli che vorrei risentire tra qualche anno per godermelo tutto.
Studio inglese, tanto.
Pianifico un viaggio a Milano.
Sogno un Master's Degree in Journalism - Arts & Culture alla Columbia. Ma è un sogno per cui serve un gratta e vinci di quelli buoni.
Corro mentre ascolto i podcast, mi spalmo di creme, mangio verdura.

Ma la vera novità è che per la prima volta in vita mia non vado a dormire la sera pensando a qualcuno.
E davvero non capisco se sia una cosa buona o cattiva.
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Il quaderno è quello con la scritta pensieri, comunicazioni personali, vocina-shaped world
domenica, 20 aprile 2008

Revenge

Sì, lo so che vendetta è una brutta parola.. Diciamo rivincita, va', che fa più diplomatico.

Ecco, diciamo che mi sono presa le mie rivincite. Due, per la precisione. Nella stessa sera.

Rivincita numero uno.
L'antefatto

Molti mesi fa, in una sera in cui io tento disperatamente di essere splendida e lui mi dice con un tono da vecchio zio: «Comunque dovresti cercare di essere un po' più graziosa».

Il fatto
Lui: «Ma come siamo in tiro stasera»
Io: «Dici? mah, niente di che».
Lui: «Eh, vabbè, allora fai schifo, guarda. Non vi si può mai fare un complimento».
Io: «Guarda, è solo che mi hai vista vestita molto meglio di così, ma non l'hai notato».

Mezz'ora dopo.
Lui: «E dov'è la tua preda (il mio adorato trombettista, ndr)?»
Io: «Laggiù, con due hostess. Non posso competere, pazienza».
Lui: «Ma scherzi, tu sei molto più carina di quelle due».

Venti minuti dopo.
Lui: «Sei veramente bella oggi».
Io: «Scusami?»
Lui: «Ho detto che sei davvero bella oggi».
Io: «Ah, scusami, volevo essere sicura di avere capito bene. Grazie»
Lui: «E però sei proprio stronza, eh».
Io: «Sempre, tesoro».

Rivincita numero due.
L'antefatto

Fine del concerto, il mio adorato trombettista circondato di femmine. E tutti che mi dicono: «Dai, vai ora, è il momento». No, guardate, io non faccio la fila, se vuole viene lui da me. Tutti: «Eh, sì.. figurati».

Il fatto
Venti minuti dopo.
Radunata (grazie alla sempre adorabile Smusi) la squadra per il biliardino post-concertone. Mi avvio verso la sala. Il mio adorato trombettista è dietro di me. Sento che allunga un paio di passi, mi cammina accanto.

«Ehm.. Comunque io sono Fabrizio, ciao» dice mentre mi tende la mano.
«Ciao Fabrizio. E' un piacere».

(Gh.)
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Il quaderno è quello con la scritta cose belle, jazz, vocina-shaped world, vocinica, supervocina
domenica, 13 aprile 2008

varie ed eventuali

Succedono tante cose in questi giorni.. Mentre continuano i miei viaggi virtuali a New York, vedo Giuliani, e lo ascolto soprattutto. E quando gli chiedo di firmarmi il disco lui aspetta un attimo con la penna sul booklet e io penso: Ora mi chiede come mi chiamo.
No. Non me lo chiede.
E scrive. E per me questo vale più di duecento autografi.
Poi che altro? Venerdì c'è Bosso, e Moroni, e Furio. Non credo di dover aggiungere altro.

E invece sì. Studio, scrivo, ma scrivo proprio tanto, e la maggior parte delle cose non ha nulla a che fare con il lavoro. E se vuol dire che ho molto tempo libero, vuol dire anche che ho ritrovato cose che non facevo da molto tempo.
Poi col blog non so più bene che cosa fare. A volte vorrei scrivere tanto, ma mi sono accorta che non è una cosa buona scrivere di sé come facevo. E così spesso, nel mio egocentrismo, non so bene di che scrivere. A volte sembra un po' un Tumblr invece che un blog, ma vabbè. Deve trovare una dimensione. E fra tre giorni sono tre anni.

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sabato, 12 aprile 2008

Il titolo non mi viene #2

Alle tre e trentasette inizio a scrivere questo post. E finirò tra circa due minuti. Però quando ascolti un concerto di Rosario Giuliani, in cui lui suona con persone che ti sono care, poi ti rimane dentro qualcosa di più della musica. E' come avere assistito a una tappa della loro vita. Non so se loro la considerino così, ma a me piace pensarlo. Allora, dopo i bis e le chiacchiere, si finisce con un torneo di biliardino, ovviamente. Dove Giuliani, in coppia con Smusi, vince e stravince (ma prevalentemente per merito di Smusi, sia chiaro).

Il resto ve lo dico domani.
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martedì, 08 aprile 2008

Letter to a friend

Questo post è dedicato a una persona che si sta prendendo cura di me. A una persona che ha scelto di farlo, e non succedeva da tanto tempo. Che qualcuno si prendesse un impegno con me, intendo. Lei è sempre stata qui, e ha fatto tanto, nelle situazioni più gravi, in quelle in cui si svelano gli amici.
Questa volta non c'era niente di grave, nel senso in cui lo intendo io. E forse per questo l'ho apprezzato ancora di più.
Insomma questa persona si è presa un impegno e lo sta portando avanti con una tenerezza e una delicatezza che a volte sono disarmanti. Quando faccio schifezze mi guarda serena, mi sorride. Mi prende per mano e mi fa ripercorrere tutte quelle tappe che io ho fatto.. come dire.. da turista fai da te. Invece lei mi sta facendo da cicerone, mi spiega tutto, mi fa fermare nei punti più belli e in quelli dove il corso del tempo ha fatto disastri.
Io non so se riuscirò a ripagare tutta questa cura, questa amicizia, questo sostegno che mi sta dando.. in tutti i sensi. Però volevo dirle che anche se l'impegno finisse oggi, avrebbe già fatto tantissimo, e che me lo ricorderò finché campo.

E le voglio un mondo di bene.
A Smusi.
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sabato, 08 marzo 2008

Secrets and lies

Mumucs mi ha passato la palla. E io rilancio. Sette segreti, ma forse in mezzo c'è qualche bugia.

Il primo è un segreto.
Vocina ama parlare da sola. Anche per strada. E per farlo, a volte, finge di parlare al telefono.

Il secondo è un segreto.
Vocina ha nell'armadio un sacco di pantaloni di taglie che non le staranno mai. Ma lei è un'ottimista.

Il terzo è un segreto.
Vocina conserva tutto. Poi per fortuna dimentica, e così butta in blocco, per annate, in modo da non sapere mai che cosa ha buttato.

Il quarto è un segreto.
Vocina è sempre allegra perché considera minchiate quasi tutti i problemi dei suoi coetanei. Ma non augura a nessuno di dover vivere quello che ha vissuto lei per diventare così. E perché se si vivono quelle cose si può anche diventare completamente pazzi. O criminali.

Il quinto è un segreto.
Vocina ha un altro blog.

Il sesto è un segreto.

Vocina non riesce più a leggere libri interi. Ne deve leggere due o tre per volta. Salvo Montalbano.

Il settimo è un segreto.
E rimarrà un segreto.

...E adesso come faccio a passarlo a qualcuno? Qui non passa più nessuno... E soprattutto Mum l'ha passato a tutti.. Facciamo così. Chi vuole cogliere, lo faccia.

Però magari me lo dica, così ci faccio un salto.
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Il quaderno è quello con la scritta blogosfera, vocina-shaped world, mumux, roba a puntate
mercoledì, 05 marzo 2008

Ecco

Ora questo blog mi somiglia un po' di più.
E posso pure andare a dormire, via.
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Il quaderno è quello con la scritta blogosfera, vocina-shaped world, vocina changes